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Filippo Turetta non ha nessuna traccia patriarcale in sé; è solamente un bambino malvagio di cinque anni nel corpo di un giovane uomo.

Più sento dettagli sul femminicidio di Giulia Cecchettin e sul suo assassino Filippo Turetta, più mi convinco che la tragedia avrebbe potuto essere evitata solamente se i genitori di entrambi i giovani fossero stati più attenti e autoritari, se avessero saputo esercitare un po' di sano patriarcato o matriarcato.

Il papà di Giulia, Gino Cecchettin, intervistato da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’, ha dichiarato “Adesso mi trovo senza una moglie, senza una figlia e con una possibilità, quella di gridare che dobbiamo fare tutti qualcosa” . Dov’era lui quando avrebbe dovuto fermare il giovane disturbato che perseguitava sua figlia, quando avrebbe potuto, rischiando di passare per padre padrone, proibire alla figlia di andare al suo ultimo appuntamento fatale?

Nella mia attività di investigatore privato, titolare dell’agenzia investigativa Octopus, incontro numerosi genitori come Gino Cecchettin: sono sempre gli ultimi a scoprire i guai dei figli, magari dopo averli fatti pedinare. E spesso è troppo tardi.
Sempre come investigatore privato, inoltre, incontro anche molte ragazze e ragazzi come Elena Cecchettin, la sorella della povera Giulia: pensano che i segreti tra coetanei debbano essere tenuti lontani dai genitori. Per questo nelle indagini sui comportamenti giovanili autodistruttivi e nei rintracci di giovani scappati da casa, impiego gli investigatori privati più giovani della mia agenzia investigativa Octopus appositamente addestrati.

Il padre e la sorella Elena di Giulia Cecchettin vorrebbero aprire una fondazione contro il patriarcato, ma Filippo Turetta non ha nessuna traccia patriarcale in sé; è solamente un bambino malvagio di cinque anni nel corpo di un giovane uomo. E qui entra in gioco la strana genitorialità di Elisabetta Martini e Nicola Turetta: se io fossi uno dei due mi sarei arrabbiato seriamente con mio figlio e mi sarei precipitato in carcere per gridargli tutta la mia delusione, mentre invece loro hanno tentennato, hanno preso tempo e hanno chiesto sostegno psicologico per andare a riabbracciarlo. Mi sembra evidente che in loro è sempre mancata l’autorevolezza nei confronti del figlio, non hanno saputo tracciare una linea di demarcazione tra genitori e figlio, indispensabile per potergli dire di smettere quando serviva.

Chi di noi da bambino non ha odiato i genitori quando ci imponevano un comportamento o ci negavano una richiesta? Molti bambini nei primi anni di età, quando fanno i capricci, arriverebbero ad uccidere i genitori o i nonni se ne avessero la forza. Solamente la severa disciplina patriarcale o matriarcale insegna ad accettare i “no” e a comportamenti rispettosi verso gli altri. Ebbene: Elisabetta Martini e Nicola Turetta non sembrano i genitori di Filippo ma piuttosto i suoi fratelli.

Mi fanno venire in mente alcuni clienti della mia agenzia investigativa Octopus di Cassano d’Adda che quando rintraccio i loro figli scappati da casa, prima di venirseli a riprendere vogliono vedere una fotografia, perché se sono troppo conciati dalle droghe e dalla vita in strada, preferiscono aspettare e dicono di non sentirsi pronti.

Pubblicato in data: 14 Dec 2023

 

 

 


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